Arturo Schopenhauer, o meglio: Il mondo come serenità e consolazione

Se mi si chiede chi preferisco tra Giacomo Leopardi, Sergio Vastano e Arturo Schopenhauer, risponderò sempre col nome di quest’ultimo.

Schopenhauer

Ricordo che il mio vecchio professore di filosofia del Liceo, il grande Egidio Pozziginori, lo definiva un allegrone, ironizzando sulla visione pessimistica dell’esistenza del pensatore tedesco; senza sapere che, canzonando il buon vecchio Arturo, egli diceva il vero, poiché in realtà niente e nessuno al mondo mette più giubilo e joie de vivre di lui.

Saranno gli anni che passano, sarà che mi faccio sempre più vecchio e stanco, sarà che non vedo più Gianfranco D’Angelo in tv; oppure sarà questa contemporaneità così caduca e così spenta a farmi ritornare su Il mondo come volontà e rappresentazione: meraviglia della filosofia moderna, una pacca sulla spalla nel momento del bisogno, una cioccolata calda in una freddissima giornata d’inverno.
Il pensiero che culla e che consola.

Leggetelo ai vostri figli prima di metterli a letto, mentre fate loro una carezza; e ditegli che quella è la carezza di Arturo Schopenhauer.

Calandrino Tozzetti