Non ci scordiamo che anche Salvini ha scritto un Libro

Ripropongo qui un’altra mia esternazione libraria già avvenuta nella pagina http://www.anobii.com/calatozzetti/books
Buona Lettura


Un regalo di Natale inaspettato del mio amico d’infanzia Casimiro Valfrutta, al quale (sottolineo) voglio bene come a un fratello, ma che dei miei gusti, in tutti questi anni, ha capito poco e nulla.

LibroSalvini
“So che ti piace leggere”, mi ha detto, porgendomi il pacchetto, che apro con la massima curiosità, sperando di trovare una nuova edizione critica delle “Stanze” del Poliziano o al limite un’opera minore del Boiardo.
Speranze mal riposte, ovviamente: tolto l’incarto raffigurante Johnny Dorelli in abiti natalizi, mi ritrovo a contemplare un immenso faccione barbuto, all’apparenza più perplesso del mio, sopra il quale capeggia la grossa scritta “Matteo”.
Mi rendo subito conto che trattasi del leader della Lega Nord – o Carroccio, che dir si voglia -, partito politico verso cui non ho mai nutrito la benché minima simpatia; poi, a dir la verità, non mi reco alle urne dai tempi del Pentapartito.
Ad ogni modo, ringrazio Casimiro per il presente, e gli dico che leggerò il testo prima dell’epifania. La mia non è un’affermazione di mera cortesia, visto che lui una cosa su di me l’ha senz’altro capita: sono una persona senz’alcun pregiudizio; e soprattutto non riciclo i regali, specie quelli dei cari amici.

Quindi ho mantenuto la promessa e mi sono letto, con una certa rapidità, in un paio di sedute sul vaso, “Secondo Matteo”.
E che dire: è un libro semplice, per persone semplici, che dice cose difficili in maniera semplice, scritte in maniera semplice, anaforica, ripetitiva, per far sì che i concetti arrivino al lettore con più facilità: veloci come un’uscita dall’Euro, come il rimpatrio dei migranti, come il distacco repentino della politica dalla grande finanza.

Sembra una persona genuina, Matteo: pane al pane e vino al vino, soprattutto al vino. Dà a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare, e alla casalinga di Voghera quel che è della casalinga di Voghera.
Dà alla destra quello che è della destra: un sano localismo travestito da nazionalismo, ma che a questo giro si scorda di sbeffeggiare il meridione e Roma ladrona, concentrandosi di più sul problema dell’immigrazione, ché aiutarli è sì un bene, ma purché stiano a casa loro. Anche il mio vicino di casa, Mustapha, dice che avrebbe gradito essere aiutato a casa sua, ma la cosa non è mai successa; mentre Irina mi ha detto che è venuta in Italia in cerca di un po’ di autoritarismo, poiché stanca della troppa libertà che si respirava nella Russia di Putin, che non a caso è presa a modello anche da Matteo in questo libello, così come la Corea del Nord, altro esempio di rigore misto a tarallucci & vino.

Dunque, per concludere: avrà il mio voto Matteo Salvini? Non lo so, credo che diserterò anche a questo giro. Senza dubbio ha la mia simpatia per averci provato, come ogni tanto ci prova Romeo, il mio barista, che in dei momenti, rispetto al segretario leghista, raggiunge picchi di analisi politico-sociale degni del miglior Max Weber.

Calandrino Tozzetti